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La Battaglia che ha reso famoso il nome di Bezzecca grazie alle gesta di Garibaldi, l'eroe dei due mondi, nel tentativo di annettere il Trentino al Regno d'Italia durante la Terza Guerra d'Indipendenza.
Allo scoppio della Terza guerra di indipendenza italiana, il 23 giugno 1866, ai volontari di Giuseppe Garibaldi, riuniti nel Corpo Volontari Italiani, venne comandato di controllare il lungo fronte che divideva la Lombardia dall'Alto Adige e dal Trentino, principalmente attraverso tre vie di penetrazione: il Passo dello Stelvio, a nord, il Passo del Tonale, al centro ed il lago d'Idro, a sud.
Nel settore bresciano, fra il lago d'Idro e il lago di Garda, il confine passava poco a nord del primo, lungo il corso del Caffaro. Da lì, verso nord si estendono le Valli Giudicarie che, lungo il corso del Chiese, consentivano di liberare il lato orientale del Passo del Tonale, ovvero scendere su Trento. Fra i due laghi, d'altra parte, non esisteva altra strada percorribile con artiglierie e la sponda orientale del lago di Garda era tenuta dalle fortezze di Verona e dalla superiorità navale austriaca.
Il 3 luglio Garibaldi aveva conquistato prima la forte posizione sul monte Suello (nei combattimenti lo stesso generale era stato ferito alla coscia e si muoveva in carrozza), e una parte dell'austriaca Valvestino, poi i paesi della valle del Chiese (Lodrone, Darzo e Storo sino a Condino), mentre l'avanguardia garibaldina si installò a Cimego, col suo ponte sul Chiese, circa 20 Km a nord del Caffaro. Lì aveva sostenuto un importante assalto austriaco, poi rientrato sulle posizioni di partenza (battaglia di Condino).
Il 18 luglio i garibaldini del 2° Reggimento Volontari Italiani erano avanzati sino a controllare, con il combattimento di Pieve di Ledro, la parte orientale della Val di Ledro ed il 19 avevano ottenuto la resa del forte di Ampola, che bloccava la strada carrabile sopra Storo (Assedio del Forte d'Ampola).
Era ora aperta ai garibaldini la via per assalire i forti di Riva del Garda, ovvero aggirarli, proseguendo verso la valle dell'Adige e Trento.
Per quanto riguarda l'esercito austriaco, il comandante Kuhn dispose per una azione aggirante, da nord dalla Valle del Chiese e da ovest, sul nuovo fianco destro garibaldino in Val di Ledro e concentrato su Bezzecca: il piano strategico prevedeva di scendere in Val di Ledro, sloggiare i garibaldini da Pieve di Ledro e Bezzecca, inseguirli sino a Tione ed al forte di Ampola e poi giù sino a Storo e Darzo. Le forze si unirono a Campi, di là dal Monte Parì, sopra Riva del Garda, il 20 luglio. Contemporaneamente, un secondo reparto doveva riunirsi a Roncone, sopra Lardaro e scendere dalla Valle del Chiese ed attaccare la sinistra ed il centro garibaldino, più o meno all'altezza di Condino.
Il 21 luglio alle 4 del mattino le truppe austriache levarono il campo per portarsi nella Val Concei, verso Lenzumo. Benché la marcia avvenisse molto lentamente ed in fila indiana, l'attacco poté godere dell'effetto sorpresa: gli assalitori agganciarono i garibaldini a Lenzumo e li ricacciarono oltre Enguiso, sino a Locca, paese fortemente presidiato dal 5° reggimento. La posizione venne però bombardata dalle batterie austriache, i garibaldini tentarono di aggirare gli assalitori da Pieve di Ledro verso le alture ad est di Locca, ma vennero bloccati. La chiesa di Locca, difesa con accanimento, venne assalita e presa; caddero in mano austriaca circa 600 prigionieri, quasi un intero battaglione del 5° reggimento di volontari.
Ora i garibaldini rimasti restavano asserragliati a Bezzecca, dove vennero investiti in pieno dal fuoco di artiglieria, assaliti e spinti alla fuga. Vi furono altri 500 prigionieri. Gli austriaci avevano occupato anche Monte Vies, che sopra Bezzecca metteva in collegamento Lenzumo direttamente con Tiarno.
Nel frattempo Garibaldi, partito all'alba da Storo in carrozza, era giunto sul posto con il 9° Reggimento, ai comandi dal figlio, proprio mentre i suoi uomini stavano cedendo sotto l'impeto del nemico ed avevano abbandonato Bezzecca, ripiegando sulla chiesetta di Santa Lucia, a metà strada tra Tiarno e Bezzecca.
Egli stabilì che la chiave della giornata fosse il controllo del borgo di Bezzecca e comandò di guidare il 9°, il 7° ed i resti del 5° Reggimento e i Bersaglieri contro il nemico: l'azione, tuttavia, non poté svolgersi con sufficiente rapidità e gli austriaci ebbero il tempo di rafforzare le posizioni conquistate. Il bombardamento colpì lo stesso Garibaldi, visibile perché si muoveva in carrozza: la vettura venne investita, un cavallo e la sua guida uccisi ed il generale estratto di forza dalla scorta.
Garibaldi, sempre lucido, ordinò allora a due battaglioni del 9° Reggimento di far convergere tutto il fuoco sul centro abitato di Bezzecca, per battere gli austriaci nel loro punto di ammasso.
Il bombardamento raggiunge l'obiettivo di scompigliare i reparti che andavano riorganizzandosi e di spingere le truppe che già avanzavano a ripiegare sul paese.
Come consueto nelle sue battaglie, al momento decisivo, Garibaldi comandò una carica alla baionetta. A mezzogiorno i comandanti presenti agirono alla garibaldina: riunirono tutti gli uomini abili di tutti i corpi e li guidarono al passo di corsa sul villaggio, in un corpo a corpo. Il paese venne liberato e gli austriaci in fuga furono seguiti sino oltre Enguiso e Lenzumo, sotto il monte Pichea, da dove erano discesi.
L'esercito austriaco risultò così molto indebolito, avendo ormai quasi esaurito le munizioni dell'artiglieria: il sacrificio della guarnigione di Bezzecca era almeno servito a questo essenziale fine.
Le perdite austriache ammontarono a 6 ufficiali e 19 uomini morti, 7 ufficiali e 75 uomini feriti; gli italiani ebbero intorno ai 100 morti, 250 feriti e più di 1100 prigionieri tra i quali 19 ufficiali. L'offensiva austriaca, tuttavia, aveva fallito in pieno l'obiettivo strategico di liberare la Val di Ledro ed, al contrario, gli scontri, avevano dimostrato la serietà della minaccia italiana, permettendo inoltre a Garibaldi di consolidarsi in Val di Ledro ed avviare nuove azioni offensive.
Data: 21 luglio 1866
Luogo: Bezzecca, Trentino
Esito: Vittoria italiana
Schieramenti: Regno d'Italia; Impero austriaco
Comandanti: Giuseppe Garibaldi; Franz Kuhn von Kuhnenfeld
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