"Un giardino botanico naturale" Così nel 1958 il botanico prof. Benedetto Bonapace definiva la Valle di Ledro per la ricchezza, la varietà e la rarità della sua flora.
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Disparate condizioni ecologiche e climatiche, vicende storiche assai complesse, situazione topografica favorevole e molti altri fattori sono stati e sono le cause di questa varietà di elementi e di entità floristiche.
La Valle di Ledro forma un ponte sopraelevato di 700 metri circa tra il lago di Garda (65 m slm) ed il lago di Idro (368 m slm) e le sue cime più elevate superano i 2000 m (Monte Cadria 2254 m).
Nell'arco di qualche chilometro si passa quindi dal clima sub-mediterraneo del lago di Garda al clima alpino, e la vegetazione rispecchia questi cambiamenti.
Nella zona orientale, che risente dell'influsso mitigatore del lago di Garda, abbondano specie mediterranee quali il leccio (Quercus ilex), il pungitopo (Ruscus aculeatus), il terebinto (Pistacia terebinthus) e le ginestre, troviamo poi boschi a querce, castagni, carpini e ornelli per giungere ai boschi di fondovalle e mezza costa formati da splendidi faggi.
Salendo di quota le conifere diventano predominanti e quindi abete rosso, abete bianco, pino silvestre e larice la fanno da padroni, per poi lasciare spazio al pino mugo e ai pascoli alpini caratterizzati da splendide fioriture di gigli (Lilium croceum, Lilum martagon e Paradisea liliastrum), botton d'oro (Trollius europaeus), genziane (Genziana acaulis, G. lutea, G. puntata, G. ciliata, G. cruciata, ...), peonie (Paeonia officinalis), narcisi (Narcissus poeticus), orchidee e innumerevoli altre specie.
Infatti secondo gli ultimi rilevamenti sono presenti nella Valle di Ledro, dal Ponale alle cime del M. Cadria, del M. Parì, del M. Tremalzo, più di un migliaio di specie diverse; e la Valle di Ledro è considerata dai botanici la zona del Tentino con il maggior numero di specie rare ed endemiche dell'intero territorio. Cioè di specie aventi un'area distributiva molto ristretta, che sono spesso da considerarsi quali ultimi, preziosi testimoni di una flora assai antica e oggi in via di estinzione.
Sono le ultime testimonianze delle flore prequaternarie (oltre 1,5 milioni di anni fa), sopravvissute fino ai nostri giorni sulle cime dei monti, che come isole emergevano sopra le due fiumane di ghiaccio che scendevano nelle valli del Chiese e del Sarca con uno spessore che arrivava fino ai 2000 metri.
Ricordiamo alcune tra le specie più caratteristiche che più di altre concorrono con la loro presenza a determinare il valore e la peculiarità floristica della nostra valle: Moehringia glaucovirens Bert., Silene elisabethae Jan., Ranunculus bilobus Bert., Aquilegia thalictrifolia S. et K., Daphne petraea Leyb., Saxifraga arachnoidea Stern., Viola dubyana Burn., Centaurea rhaetica Moritzi, Buphtalmum speciosissimum Ard., Saxifraga tombeanensis Boiss., Bupleurum petraeum L., Primula spectabilis Tratt., Euphrasia portae Wett., Pedicularis acaulis Wulf., Veronica bonarota L., ....
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